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Consultazione e terapie di coppia | Sostegno alla genitorialità

L’intensità emotivo-affettiva del legame di coppia ha una grandissima forza che è però pari alla sua instabilità.

Durante il loro comune ciclo vitale spesso le coppie possono attraversare momenti di crisi. L’equilibrio psicoaffettivo può essere destabilizzato da cambiamenti intrapsichici, in uno o in entrambi, da legami non risolti con le famiglie di origine o dalla nascita di un figlio. Anche l’adolescenza dei figli o il loro lasciare il nucleo familiare perché adulti, possono essere fattori destabilizzanti per le coppie.

La richiesta di intervento spesso avviene nel momento della crisi, più frequentemente se uno dei partner ha tradito, si è allontanato dal nucleo familiare o se è in corso un processo di separazione.

A volte la crisi della coppia viene celata dai problemi psicologici di un figlio.

La terapia mira a valutare il legame di coppia, la sua qualità e la sua forza attuali, il ritiro di eventuali proiezioni sui figli e la possibilità di procedere in un cammino comune.

Le competenze genitoriali sin dalla nascita del primo figlio non sono date ma vengono acquisite gradatamente e sono strettamente legate alla storia personale, alla capacità di sintonizzarsi affettivamente e di identificarsi con i figli, creando una interazione che mira a sostenerne la loro crescita.

Il sostegno alla genitorialità mira a sostenere i genitori nelle loro funzioni nei momenti in cui il rapporto con i figli o diventa difficile o va in crisi. A volte si trasforma in una terapia di coppia o in una terapia individuale di uno dei genitori.

Esso viene frequentemente richiesto quando si diventa genitori (vedi perinatalità) o all’ingresso di un figlio nell’adolescenza; inoltre entra a far parte del percorso di terapia di un figlio in età evolutiva.

Essa va caldamente consigliata se i genitori sono affidatari o adottivi sia perché, per ovvie ragioni, la costruzione del rapporto, la sintonia affettiva e l’adattamento reciproco sono più difficili da raggiungere, sia perché il bambino affidato o adottato ha spesso alle spalle, oltre ad un bagaglio culturale diverso, una storia carica di rifiuti e deprivazioni che mettono a dura prova le funzioni genitoriali.