Ansia da rendimento scolastico e attacchi di panico. L’esperta:“Episodi già a 9 anni”

“La scuola ha necessità urgente di prepararsi non attraverso l’etica sacrificale ma con la conoscenza approfondita della sofferenza adolescenziale, delle difficoltà di stare in questa società postnarcisistica, nella quale non è vincente la figura autoritaria che decide la quantità dei compiti, la nota, la bocciatura e il voto come etichettamento e limite di una persona”. Usa queste parole, Isabella Chirico, psicopedagogista e antropologa in educazione e sviluppo in riferimento al confronto che si è aperto in questi giorni dopo l’emissione di una doppia circolare da parte dell’assessora provinciale Francesca Gerosa, nelle quali, tra le altre cose,  si evidenzia come le ragazze e i ragazzi abbiano il diritto di staccare durante i periodi di vacanza, oltre che dopo aver portato a termine il proprio lavoro di studenti relativo alle “consegne” date durante le ore di lezione

“Oggi ci troviamo davanti ad una scuola che è forse più digitalizzata dei teenagers: dal registro elettronico, ai pasti, a classroom, alle presenze e chiede uno sforzo alle famiglie di allinearsi con le varie App a cui accedere con un click per vedere un voto, la presenza, i compiti, le email” spiega ancora Chirico

Dottoressa Chirico, parlando si scuola, quali sono i fattori di maggiore stress per i ragazzi? C’è una insofferenza sulla quantità di compiti dati durante le vacanze? 
Nell’ambiente pedagogico arrivano spesso prima i genitori a chiedere consulenze, indicazioni, suggerimenti per capire meglio che cosa stanno attraversando i propri figli sia dentro casa, sia dentro se stessi, sia dentro la scuola. Poi arrivano i ragazzi e le ragazze, a partire già dai 14 anni fino all’inizio della scuola secondaria superiore, a chiedere un luogo personale per parlare. I docenti, in qualità di insegnanti, difficilmente si rivolgono alla competenza educativa e pedagogica per il benessere della classe inteso come gestione dell’apprendimento per tutti. Certamente i docenti possono attingere a corsi di formazione, pubblicazioni di settore e finalmente ora con il Pnrr qualche progetto psico pedagogico viene realizzato a scuola,  con destinatari i ragazzi stessi. 

I fattori di malessere che emergono già dalla scuola primaria fino alla durata delle superiori sono di diverso genere a partire da disturbi legati dall’autostima, all’alimentazione, al contatto con le emozioni e la loro gestione, al rapporto con i pari e l’affettività, a tutto il mondo digitale che si intreccia fitto con il reale. Il mondo scuola vive con i ragazzi, soprattutto nelle fase adolescente, una diaspora scolastica di enorme ampiezza. Come ha scritto il dottor Matteo Lancini nel suo ultimo libro “Sii te stesso a modo mio”, la scuola ha necessità urgente di prepararsi non attraverso l’etica sacrificale ma con la conoscenza approfondita della sofferenza adolescenziale, delle difficoltà di stare in questa società postnarcisistica, nella quale non è vincente la figura autoritaria che decide la quantità dei compiti, la nota, la bocciatura e il voto come etichettamento e limite di una persona, che per il postulato sopra, è nel suo periodo più potente di trasformazione. Raccolgo frasi da bambini di 9 o 10 anni che dicono “ mi sale l’ansia” o in ragazzi “ ho avuto un attacco di panico”.

C’è molta self-psicologizzazione già in età evolutiva, di fronte al rendimento scolastico, che può essere legato al compito o alla verifica: succede maggiormente quando, da una parte manca il rapporto significativo con l’insegnante, dall’altra quando vengono messi in agenda verifiche, interrogazioni anche due o tre nello stesso giorno di materie diverse.
  
I compiti a casa sono utili o no? Ci sono troppe consegne o è giusto che ce ne siano ? 
Compiti a casa? A volte sono un incubo, a volte sono un aiuto. La professoressa Daniela Lucangeli  in una intervista pubblicata nel 2019 sul suo canale Facebook al neuroscienziato Campana racconta come l’Italia sia seconda solo alla Russia nel volume – la quantità- di compiti consegnati a casa, e l’efficacia raggiunta viene qualificata “nulla” alla scuola primaria per quanto riguarda l’apprendimento. Si intende “ nulla” sull’apprendimento a lunga durata, mentre i compiti e gli esercizi svolti in classe hanno ottenuto il massimo dell’efficacia, perché guidati dagli insegnanti in una meta analisi condivisa e supportata.

La qualità dei compiti a casa offre la possibilità di avere un effetto positivo sulla “ mente accesa” degli allievi. In questa intervista si sottolinea moltissimo la conoscenza, da parte dell’insegnante, del ciclo evolutivo di riferimento, continuare a dare troppi compiti a casa, ai bambini e bambine della primaria, non produce sapere a lunga durata. Dipende anche dal tempo in cui il bambino resta a scuola: se c’è il tempo pieno, non ha efficacia consegnare ulteriori compiti perché producono saturazione alle funzioni cognitive, in altre parole una demotivazione importante. Esiste anche un profondo gap socio economico per le famiglie che possono attivare un sostegno compiti, e quelle che non possono. Per stabilizzare le conoscenze e attingerne poi, afferma la Lucangeli, va compreso il quanto, il come, e con che motivazione sono accompagnarti i bambini per allenare impegno e fatica.

Per le medie se l’impegno di studio a casa supera un’ora e mezzo al giorno non è efficace, mentre per le superiori sono stimate due ore e mezza. L’altra fase importante è la correzione dei compiti a casa, nella legittima e sana possibilità che siano sbagliati, si valorizza l’impegno, la gestione della concentrazione, la graduale autonomia nel svolgerli, tenendo presente che il genitore non si può sostituire a un maestro, a un docente.

I ragazzi ricevuto  input tutto il giorno, dalle mail e dai cellulari. In questo contesto è importante il diritto alla disconnessione? 
La scuola è forse più digitalizzata dei teenagers: dal registro elettronico, ai pasti, a classroom, alle presenze e chiede uno sforzo alle famiglie di allinearsi con le varie App a cui accedere con un click per vedere un voto, la presenza, i compiti, le email. 

Viene chiesto quotidianamente ai ragazzi di usare meno i device e i social, nello stesso tempo all’interno della scuola viene caricato il voto della verifica che in pochi secondi è già visualizzato dalla famiglia: con quale emozione entro a casa per condividere un risultato già visualizzato? Che impatto ha tutto questo nella relazione scuola – famiglia – alunni? E’ importante comprendere che il diritto alla relazione vive di più componenti: caricare indicazioni su classroom di sabato sera i compiti da svolgere, non è una buona strategia né inviare email in giorni festivi, a volte con l’assegnazione del voto di una verifica. Regolamentare il flusso delle informazione e modularle con tempi e orari consoni e sostenibili per tutti, nella cultura comunitaria e non individuale. Ai compiti a casa non andrebbero inoltre assegnate votazioni, meno che meno su quelli delle vacanze.

Come recepiscono i giovani la ‘digitalizzazione’ a scuola?
Nella mia esperienza il digitale è un ambiente conosciuto dai giovani, che ci sia anche nella scuola fa parte del mondo: mentre l’utilizzo di email, di app ad esempio di classroom, in orari e giorni festivi, serali, crea un motivo in più per chiedere l’utilizzo dei vari device per “ vedere” se vi siano aggiornamenti. 

Un buon uso si può fare invece puntando maggiormente a formare, con esercizi guidati in classe, su programmi digitali quali elaborazioni di presentazione, infografiche, tabelle numeriche che siano collegati al digitale costruttivo di sapere e all’apprendimento pro-futuro.

Fonte: https://www.ildolomiti.it/

Ansia da rendimento scolastico e attacchi di panico. L’esperta:“Episodi già a 9 anni”
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