autismo neonatale

Come riconoscere l’autismo nei bambini

Parliamo di autismo… Come riconoscere i primi sintomi di autismo nei bambini Che cos’è l’autismo? Tra le patologie neuropsichiatriche infantili, l’autismo è forse la più grave non solo per la serietà e complessità del quadro sintomatologico ma soprattutto perché ne sappiamo ancora poco: molti sono gli interrogativi che si pongono i genitori e a cui non sempre, o non completamente, lo psichiatra infantile, il neuropsichiatra infantile o il pediatra sono in grado di rispondere: L’autismo è una patologia genetica? Quali sono le cause dell’autismo? Come mai negli ultimi decenni le diagnosi di autismo sono drammaticamente aumentate? E poi, come si cura l’autismo? Si può guarire dall’autismo? C’è una componente ambientale sulla quale possiamo agire per impedire l’insorgere o almeno l’aggravarsi della patologia, oppure un bambino che ha una ancora non identificata predisposizione genetica all’autismo è inesorabilmente condannato a diventare autistico? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Tipi di autismo Di autismo esistono moltissimi tipi. Nelle categorie diagnostiche internazionali, l’autismo rientra nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo di cui fanno parte il Disturbo Autistico, il Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza, la Sindrome di Asperger, la Sindrome di Rett, il Disturbo pervasivo dello Sviluppo non altrimenti Specificato (DPSNAS). Si parla di Disturbo Pervasivo dello Sviluppo perché i bambini presentano gravi difficolta nella relazione e nella comunicazione (la parola, lo sguardo), associate alla difficoltà nella regolazione dei processi fisiologici, sensoriali, attentivi, motori, cognitivi, somatici ed affettivi come il gioco, il controllo sfinterico, la coordinazione motoria. Tuttavia la compromissione di tali funzioni e l’arresto di tali processi evolutivi è estremamente variabile: si passa dalle sindromi conclamate ben note in letteratura ad esempio la sindrome di Asperger, o la grave sindrome di Rett (si tratta di una grave malattia neurodegenerativa che presenta un quadro sintomatologico di tipo autistico) fino a forme di autismo al limite o di cosiddetto autismo lieve. È questo il motivo per cui molti clinici preferiscono utilizzare, per i bambini fino a due anni, non la diagnosi di Disturbo Pervasivo dello Sviluppo (DPSNAS) ma quella di Disturbo Multisistemico dello Sviluppo (DMSS), includendo in questa categoria tutti i bambini che presentano difficoltà più o meno gravi nella relazione, comunicazione, affettività e processazione sensoriale, difficoltà che si modificano man mano che lo sviluppo progredisce. Aumento delle diagnosi di autismo Secondo alcuni studiosi, l’aumento delle diagnosi di autismo è da ricercarsi proprio in questa labilità del confine: se cinquant’anni fa veniva considerato autistico solo un bambino con un quadro sintomatologico conclamato, al giorno d’oggi si parla Disturbo Multisistemico dello Sviluppo o di disturbo dello spettro autistico, e nella diagnosi si includono tutte quelle forme dubbie o di autismo lieve, che indicano soprattutto quelle in cui la sintomatologia è parziale o non incide pesantemente sulla vita del bambino soprattutto in termini di autonomia, di raggiungimento di tappe evolutive e di integrazione sociale. Secondo altri esistono delle componenti ambientali-relazionali che possono incidere sullo strutturarsi di difese patologiche che possono poi cronicizzare e dare origine all’autismo. Ipotesi di farmaci o vaccini come causa della malattia sono prive di qualunque fondamento scientifico. Cause dell’autismo Per quanto non si possa escludere, a priori, una componente genetica che non sia ancora stata individuata, oggi l’autismo viene considerato una sindrome di origine neurobiologica, ad indicare che modelli comportamentali sbagliati, difese patologiche, modelli di attaccamento o di relazione disfunzionali, se introiettati quando il bambino è molto piccolo e il suo sistema nervoso centrale è in evoluzione, possono diventare stabili e fissi in quanto possono modificare permanentemente le sinapsi neuronali. “Autismo neonatale” Non tutti sanno che i bambini appena nati, fino ai due mesi di età, sono fisiologicamente chiusi in un guscio che li protegge dal mondo esterno, si parla, a quest’età, di autismo fisiologico. I neonati hanno, infatti, una soglia di percezione molto bassa nei confronti degli stimoli interni (un neonato piange angosciato appena sente lo stimolo della fame o se ha un dolore fisico); al contrario, nei confronti degli stimoli esterni la soglia è altissima. Un bambino appena nato può dormire anche venti ore al giorno, anche in ambienti molto rumorosi, incurante degli stimoli esterni, come a voler mantenere, nell’attesa che alcune funzioni cerebrali completino il loro sviluppo, l’ambiente protetto dell’utero. Verso la fine del secondo mese, questo guscio protettivo inizia a schiudersi ed il bambino comincia ad aprirsi al mondo: risponde agli stimoli, interagisce, sorride se gli si sorride e così via. In alcuni casi il guscio non si rompe. In altri, il guscio si rompe per poi essere ricostruito. In questi casi al termine di autismo neonatale si preferisce quello di ritiro sociale o ritiro neonatale. Cosa si intende per ritiro? Il ritiro è un comportamento di difesa, una manovra di ripiegamento in sé stessi di fronte al pericolo che è parte del primitivo sistema di attacco-fuga che protegge ogni essere vivente quando si sente minacciato o quando percepisce l’ambiente come ostile. Pensiamo alla tartaruga che si rintana nel suo guscio, oppure agli animali che rimangono immobili in presenza dei predatori o ai mammiferi che durante l’inverno riducono al minimo le funzioni vitali e vanno in letargo. Il ritiro quale comportamento difensivo di ogni essere vivente e quindi anche dell’uomo, entro certi limiti, non ha nulla di patologico. Tale difesa è molto evidente in particolar modo nei bambini quando sono ammalati, stanchi o nell’addormentamento. Genitori, pediatri e tutti coloro che hanno a che fare con i bambini piccoli sanno di cosa si tratta e comprendono che un bambino in quello stato possa non avere voglia di parlare, di giocare, di interagire. Se però la difesa del ritiro viene utilizzata in modo pervasivo e persistente allora rappresenta un importante campanello d’allarme. Come ci si ammala di autismo? L’autismo può manifestarsi in maniera imprevedibile o, viceversa, subdola e progressiva, solitamente entro i primi due anni di vita. Può accadere che un neonato non raggiunga mai le tappe di sviluppo attese, non riesca mai a rompere del tutto il guscio protettivo dei primi due mesi di vita e quindi non cerchi il contatto visivo, non interagisca con l’ambiente oppure non raggiunga mai la

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