ansia

Adolescenti in ansia ed ansia in adolescenza

A chiunque è capitato, almeno una volta nella vita, di provare ansia. Se negli adulti il disturbo d’ansia si manifesta di solito in modo consapevole – chi soffre di ansia, spesso, sa bene di cosa si tratta! – al contrario, nell’adolescente, l’ansia può presentarsi come qualcosa di inaspettato, indesiderato ed indefinito. L’adolescenza è infatti quel periodo della vita in cui l’equilibrio interno, sotto la spinta dei cambiamenti fisici della pubertà, si modifica attraverso una “crisi evolutiva”. A quest’età può essere molto difficile entrare in contatto con sé stessi e riconoscere cosa accade dentro di sé. L’ansia in adolescenza, quindi, può certamente manifestarsi attraverso i “classici” sintomi psicofisici (sentimento di angoscia o di pericolo, paura, sudorazione, mal di stomaco, tachicardia ecc.) che, in alcuni casi, possono portare all’attacco di panico. Più spesso, però, il malessere può assumere caratteristiche più sfumate, manifestandosi in modo camuffato. Le più comuni manifestazioni di ansia in adolescenza sono: Nervosismo e irritabilità: l’adolescente può sentirsi nervoso o arrabbiato senza motivo Disturbi del sonno: la difficoltà ad addormentarsi, il sonno interrotto o poco profondo o il risveglio precoce o, al contrario, l’ipersonnia, ovvero il bisogno di dormire più del necessario Provocatorietà: se non in grado di riconoscere e di comunicare cosa accade dentro di sé, l’adolescente può chiedere aiuto o manifestare il proprio disagio attraverso atteggiamenti provocatori che possono essere erroneamente interpretati come non rispetto delle regole Scoppi di rabbia: a volte ragazze o ragazzi, anche tranquilli o introversi, possono avere scoppi di rabbia o crisi di pianto senza nessuna ragione apparente. Distraibilità, perdita di contatto con il mondo esterno: a volte, alcuni adolescenti sono talmente presi dal proprio malessere da apparire estremamente disorientati oppure distaccati dalla realtà. In questi casi l’impossibilità ad investire sulla scuola, sui legami umani, sulla propria progettualità, può portare il ragazzo o la ragazza ad evitare ogni contatto con il mondo esterno Si manifesta quando l’adolescente evita persone, luoghi, situazioni che, per motivi diversi, possono causare ansia o estremo malessere, come la scuola, i coetanei, i luoghi chiusi, i luoghi affollati. Tendenza alla programmazione eccessiva e al controllo: l’adolescente può tentare di controllare l’ansia dentro di sé controllando ossessivamente orari, abitudini, tempi della propria vita e di quella degli altri Umore depresso, negatività, pessimismo, bassa autostima Sintomi fisici: spesso, l’ansia in adolescenza si manifesta prevalentemente attraverso il corpo. Mal di testa, mal di stomaco, mal di pancia, dolori al petto, diarrea, dolori muscolari, necessità di urinare frequentemente sono soltanto alcuni dei sintomi somatici più comuni. È importante che i genitori non sottovalutino il problema e si rivolgano ad uno specialista, psichiatra dell’età evolutiva o neuropsichiatra infantile, meglio se psicoterapeuta, e accolgano il malessere del ragazzo, anche e soprattutto se non riconosciuto o comunicato dal ragazzo stesso, in maniera accogliente ed empatica.

La psicologia ai tempi del Coronavirus

È arrivato come uno tsunami: un piccolo essere invisibile che porta distruzione e morte. Già da qualche mese le nubi di questo tragico evento si profilavano e poi addensavano all’orizzonte ma il pericolo veniva da molti ampiamente negato e relegato nella lontana Cina. Ed ora che siamo dentro questa immane tragedia, ora che viviamo nella paura della morte, ora che stiamo cambiando, non solo temporaneamente, ma radicalmente i nostri ritmi di vita, i nostri modi di comunicare, di stare insieme, di avere scambi corporei e affettivi, ora che sentiamo così intensamente la nostra fragilità e la nostra impossibilità di programmare, anche a breve scadenza il nostro futuro, cosa ne sarà del nostro equilibrio psicologico e mentale? Quale è e quale sarà l’impatto traumatico di questo evento senza precedenti nella storia dell’umanità su ognuno di noi? Rintanati nelle nostre case, fortemente limitati nelle attività lavorative e negli scambi sociali, che possono avvenire quasi esclusivamente attraverso la rete, costretti o beneficiari di una solitudine o di convivenze ora gradite ora forzate, incollati alla TV che ci aggiorna con continui “bollettini di guerra”, viviamo sospesi nell’occhio del ciclone. O, se costretti ad attività lavorativa, guardiamo con sospetto qualsiasi persona che si avvicina, come possibile portatore di contagio e si accentua la paura di essere travolti insieme ai nostri cari dagli eventi e di scomparire da un giorno all’altro. Se si lavora in prima linea, come avviene per il personale sanitario, la necessità di salvare vite umane impone turni massacranti con la tendenza alla negazione sia dei fattori personali di rischio che del dolore emotivo che la perdita di vite umane genera. L’emergenza e l’azione tendono a prevalere sul pensiero per limitare i danni, non potendosi permettere di vivere la traumaticità dell’evento. Sappiamo che, a breve, il Covid19, come ha stravolto le nostre vite, ci colpirà ancora, non direttamente sul corpo, ma facendoci pagare un conto molto salato e non solo in termini economici: dovremo infatti ricostruire sulle rovine un nuovo modo di relazionarci con noi stessi e con gli altri e si modificherà la nostra visione del mondo. Sarà importante, se non essenziale, un sostegno psicologico o un percorso di psicoterapia. Gli specialisti della salute mentale non dovranno lavorare solo su questo evento storico così straordinario, ma anche su come esso si innesta sulla nostra storia attuale e pregressa, creando od aggravando non solo sintomi o specifiche patologie, ma soprattutto uno stato mentale di ansia latente e di sofferenza su cui bisogna assolutamente intervenire. Quando il virus sarà scomparso e, speriamo che ciò accada presto, dovremmo combattere una dura battaglia contro possibili sintomi o sindromi slatentizzate da quanto stiamo vivendo. Ne elenchiamo alcuni: ansia, sensazione di sentirsi senza appoggio, attacchi di panico, depressione, paranoia, claustrofobia, agorafobia, rupofobia, fobia da contatto, disturbo post-traumatico da stress e sindrome del burn-out (quest’ ultimi più frequenti per chi ha lavorato in prima linea). Ci sarà anche un’ampia ricaduta di questo evento sui bambini ed adolescenti, la cui personalità in formazione non è in grado di fronteggiarlo con difese adeguate. Non sempre i genitori sono in grado di sostenerli nei limiti che impone lo stato di quarantena e l’assenza di contatti affettivi e sociali con i coetanei. E che dire dei familiari dei deceduti a causa della pandemia da coronavirus? Portano e porteranno sulle spalle il peso di un lutto molto difficile da accettare ed elaborare perché brusco, avvenuto senza la possibilità di salutare la persona amata e di mettere in atto tutti quei rituali che rendono più tollerabile la scomparsa. Ci aspetta un lavoro psicologico molto intenso di sostegno, costruzione e ricostruzione dell’equilibrio psichico nostro e dei nostri utenti. Gli specialisti di “Psicocolli” con la loro formazione e la loro vitalità sono pronti ed impegnati in questo duro lavoro di significazione di eventi umani quasi impossibili.

Torna su