depressione postpartum

La psicologia ai tempi del Coronavirus

È arrivato come uno tsunami: un piccolo essere invisibile che porta distruzione e morte. Già da qualche mese le nubi di questo tragico evento si profilavano e poi addensavano all’orizzonte ma il pericolo veniva da molti ampiamente negato e relegato nella lontana Cina. Ed ora che siamo dentro questa immane tragedia, ora che viviamo nella paura della morte, ora che stiamo cambiando, non solo temporaneamente, ma radicalmente i nostri ritmi di vita, i nostri modi di comunicare, di stare insieme, di avere scambi corporei e affettivi, ora che sentiamo così intensamente la nostra fragilità e la nostra impossibilità di programmare, anche a breve scadenza il nostro futuro, cosa ne sarà del nostro equilibrio psicologico e mentale? Quale è e quale sarà l’impatto traumatico di questo evento senza precedenti nella storia dell’umanità su ognuno di noi? Rintanati nelle nostre case, fortemente limitati nelle attività lavorative e negli scambi sociali, che possono avvenire quasi esclusivamente attraverso la rete, costretti o beneficiari di una solitudine o di convivenze ora gradite ora forzate, incollati alla TV che ci aggiorna con continui “bollettini di guerra”, viviamo sospesi nell’occhio del ciclone. O, se costretti ad attività lavorativa, guardiamo con sospetto qualsiasi persona che si avvicina, come possibile portatore di contagio e si accentua la paura di essere travolti insieme ai nostri cari dagli eventi e di scomparire da un giorno all’altro. Se si lavora in prima linea, come avviene per il personale sanitario, la necessità di salvare vite umane impone turni massacranti con la tendenza alla negazione sia dei fattori personali di rischio che del dolore emotivo che la perdita di vite umane genera. L’emergenza e l’azione tendono a prevalere sul pensiero per limitare i danni, non potendosi permettere di vivere la traumaticità dell’evento. Sappiamo che, a breve, il Covid19, come ha stravolto le nostre vite, ci colpirà ancora, non direttamente sul corpo, ma facendoci pagare un conto molto salato e non solo in termini economici: dovremo infatti ricostruire sulle rovine un nuovo modo di relazionarci con noi stessi e con gli altri e si modificherà la nostra visione del mondo. Sarà importante, se non essenziale, un sostegno psicologico o un percorso di psicoterapia. Gli specialisti della salute mentale non dovranno lavorare solo su questo evento storico così straordinario, ma anche su come esso si innesta sulla nostra storia attuale e pregressa, creando od aggravando non solo sintomi o specifiche patologie, ma soprattutto uno stato mentale di ansia latente e di sofferenza su cui bisogna assolutamente intervenire. Quando il virus sarà scomparso e, speriamo che ciò accada presto, dovremmo combattere una dura battaglia contro possibili sintomi o sindromi slatentizzate da quanto stiamo vivendo. Ne elenchiamo alcuni: ansia, sensazione di sentirsi senza appoggio, attacchi di panico, depressione, paranoia, claustrofobia, agorafobia, rupofobia, fobia da contatto, disturbo post-traumatico da stress e sindrome del burn-out (quest’ ultimi più frequenti per chi ha lavorato in prima linea). Ci sarà anche un’ampia ricaduta di questo evento sui bambini ed adolescenti, la cui personalità in formazione non è in grado di fronteggiarlo con difese adeguate. Non sempre i genitori sono in grado di sostenerli nei limiti che impone lo stato di quarantena e l’assenza di contatti affettivi e sociali con i coetanei. E che dire dei familiari dei deceduti a causa della pandemia da coronavirus? Portano e porteranno sulle spalle il peso di un lutto molto difficile da accettare ed elaborare perché brusco, avvenuto senza la possibilità di salutare la persona amata e di mettere in atto tutti quei rituali che rendono più tollerabile la scomparsa. Ci aspetta un lavoro psicologico molto intenso di sostegno, costruzione e ricostruzione dell’equilibrio psichico nostro e dei nostri utenti. Gli specialisti di “Psicocolli” con la loro formazione e la loro vitalità sono pronti ed impegnati in questo duro lavoro di significazione di eventi umani quasi impossibili.

Depressione postpartum (dpp): cosa è importante sapere

La depressione postpartum è stata identificata e trattata come sindrome a sé stante in tempi relativamente recenti. Difatti sino al 1990 non veniva distinta da altre turbe depressive e solo in ambiente scientifico si parlava di depressione materna e non di depressione materna del postpartum. Che cosa è la depressione postpartum? È una patologia che insorge due mesi dopo il parto e che si prolunga fino al primo anno di vita del bambino. La depressione postpartum non è stata individuata come categoria specifica nelle classificazioni internazionali attuali, dsm-v e icd-11. La ragione addotta è che non ci sono elementi specifici che la differenzino dalle altre forme di depressione, che insorgono nelle donne che non hanno partorito, o nelle stesse in altri momenti dell’esistenza. La storia familiare e personale, le manifestazioni cliniche, l’evoluzione degli episodi depressivi, la risposta al trattamento sono le stesse, sia nelle forme di depressione che insorgono nel postpartum, che in quelle che insorgono in altri momenti del ciclo vitale. Il clinico, comunque, che non usa criteri classificatori, percepisce il carattere di “originalità”. L’originalità consiste nel fatto che insorge in un periodo della vita, in cui l’arrivo del neonato mette a dura prova lo stato emotivo, le capacità relazionali della donna, richiedendo rapidi aggiustamenti psichici. Per le diagnosi di depressione postpartum sono importanti tre fattori: La sintomatologia psichica deve durare, da minimo, due settimane. Deve insorgere due mesi dopo il parto e coinvolgere in modo continuativo la paziente. Tale criterio è importante, perché potrebbe essere confusa con la baby blues (banale stato depressivo che insorge nelle puerpere in occasione della montata lattea e che si esaurisce nel giro di qualche ora o pochi giorni) o con la comune iperemotività, insicurezza ed ansietà che insorgono nella cura del bambino piccolo. La depressione crea nella madre un grave disagio che oscilla da una sensazione di sofferenza soggettiva sino ad un vero ostacolo al funzionamento. L’umore è modificato con manifestazioni sintomatiche tipiche della depressione. Depressione postpartum: i sintomi La sintomatologia della depressione postpartum è la seguente: Costante disturbo dell’umore, caratterizzato da tristezza o disforia stabile, poco sensibile agli eventi esterni e che persiste anche quando la mamma parla del suo piccolo. L’irritabilità si alterna alla noia; a volte, il bambino, sempre per poco tempo, migliora lo stato emotivo della madre, altre volte, no. In alcuni casi la madre non riconosce la profonda depressione che la invade, ma la esprime solo attraverso la mimica o una sensazione di sentirsi piatta o con “le batterie scariche”. Stanchezza. Le madri si sentono senza energie ed incapaci di svolgere i compiti anche più semplici. Spesso la stanchezza viene spiegata con la mancanza di sonno, lo stress del parto, la ripresa del lavoro. Perdita di interessi, più o meno estesi, che riguardano l’attività professionale, il mondo esterno, gli impegni domestici e persino la cura del bambino. C’è un’assenza di motivazione e di piacere nel fare le cose, soprattutto nei riguardi del bambino. Presenza di idee depressive. Le donne si sentono incapaci, senza valore, con bassa autostima. Si sentono colpevoli di tutto ciò che non va nel loro bambino, non provano piacere nell’accudirlo. La relazione con il coniuge è difficile, in quanto si lamentano di non ricevere aiuto, ma sono incapaci di accettarlo, quando viene offerto. Le idee negative sono raramente espresse in modo spontaneo. Ciò che emerge più frequentemente è l’impressione di non poter venire fuori da uno stato di emergenza. Le idee suicidarie sono molto rare. Sembra che il bambino abbia un effetto protettivo sul passaggio all’atto suicidario. Disturbi della concentrazione e del comportamento psicomotorio che portano a grave indecisione o a rallentamenti alternati ad agitazione. Essi aumentano il senso di colpa. Disturbi della condotta istintuale. Colpiscono il sonno, l’appetito, la libido. Il disturbo del sonno non è legato ai risvegli provocati dal bambino e consiste in difficoltà dell’addormentamento, risvegli precoci e ruminazione ansiosa. L’ipersonnia è più rara. Spesso si assiste a dimagramento eccessivo, raramente ad iperfagia con conseguente aumento di peso. La perdita della libido è costante. Somatizzazioni. Spesso sono l’unico sintomo riportato dalle donne. L’ansia è estremamente frequente ed è difficile da controllare; spesso è concentrata sul bambino e può essere accompagnata da fobie di impulso, che la donna tende a non esprimere spontaneamente. Depressione postpartum: quanto dura? La durata degli episodi è variabile, la maggior parte delle depressioni postpartum si risolve spontaneamente in tre o sei mesi. Il 73% delle donne guarisce in uno o tre mesi, il 25% in quattro o dodici mesi e solo il 2% è depresso a diciotto mesi (cooper, murray, 1995). L’intensità della depressione è leggera o moderata. La percentuale delle donne colpite oscilla, a seconda degli studi, dal 10 al 20% con una media stimata attorno al 13% in una metanalisi internazionale (o’hara, swain, 1996). La differenza che emerge nella percentuale della patologia nei paesi del mondo, sembra essere collegata alla presenza o meno di riti attorno alla nascita. La loro assenza facilita il senso di inutilità e solitudine della madre. Quando si manifesta la depressione postpartum? Il picco di insorgenza è tra l’ottava e la dodicesima settimana dopo il parto; ma è descritta una forma tardiva che insorge dopo il sesto mese con un picco al nono mese dopo il parto. Sono più a rischio le donne che in passato hanno sofferto di turbe dell’umore, o che hanno avuto lievi disturbi depressivi in gravidanza, o una grave forma di baby blues, o problemi legati al bambino (patologie organiche, temperamento difficile o altro). La depressione postpartum nei padri Il nome di questa forma depressiva può trarre in inganno e far pensare che sia solo legata alla donna che ha partorito ma in realtà può insorgere anche nei padri. In uno studio condotto dal nostro team insieme ai pediatri del policlinico universitario agostino gemelli di roma che si basava sulla somministrazione dell’epds (edinburgh postnatal depressione scale), scala di valutazione più usata nel mondo per individuare i casi di depressione postpartum, e colloqui clinici di approfondimento con psichiatri e psicologi si è dimostrato come anche i padri

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